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In Ucraina i filorussi festeggiano la secessione ma Mosca stavolta è più cauta
Nella provincia di Lugansk, nell'Ucraina orientale, i filo-russi hanno annunciato la vittoria schiacciante dei separatisti. Secondo gli organizzatori della consultazione popolare il 90 per cento dei votanti ha espresso la volontà di separarsi da Kiev. Alcuni tra i filorussi ritiengono che ora l'obiettivo sia quello di fare della regione dell'Ucraina orientale una repubblica indipendente con istituzioni e forze armate autonome.
16 AGO 20

Nella provincia di Lugansk, nell'Ucraina orientale, i filo-russi hanno annunciato la vittoria schiacciante dei separatisti. Secondo gli organizzatori della consultazione popolare il 90 per cento dei votanti ha espresso la volontà di separarsi da Kiev. Alcuni tra i filorussi ritiengono che ora l'obiettivo sia quello di fare della regione dell'Ucraina orientale una repubblica indipendente con istituzioni e forze armate autonome. Tuttavia il piano non sembra essere condiviso nella sua interezza da tutti i promotori del referendum: altri organizzatori hanno affermato che la votazione ha il solo fine di mostrare al mondo la volontà delle regione dell'Ucraina orientale di decidere da soli il proprio destino, scegliendo di rimanere sotto il governo di Kiev oppure unendosi alla Russia.
Intanto la comunità internazionale ha già definito illegittimo il referendum e ha ribadito di non riconoscerne l'esito. I ministri degli esteri europei rinuniti oggi a Bruxelles hanno esteso i criteri e aggiunto altre personalità alla lista dei russi e degli ucraini sanzionati con il blocco dei visti e il congelamento dei patrimoni nel territorio Ue. Ciò perché non ci sono stati "passi avanti verso l'allentamento delle tensioni" in Ucraina. Stando a fonti Ue, dovrebbero essere stati aggiunti altri 13 nomi alla lista delle persone sanzionate.
Le stesse autorità di Kiev hanno condannato il referendum, definendolo un'operazione orchestrata da Mosca. A Kiev, l'esercito ha requisito degli scatoloni contenenti schede sulle quali era già stato apposto il voto favorevole alla secessione; per il governo, si tratterebbe di un'ulteriore prova del coinvolgimento diretto dei russi nell'organizzazione della consultazione popolare.
[**Video_box_2**]La reazione di Mosca dopo il referendum è stata molto più moderata rispetto a quanto avvenuto in Crimea. Vladimir Putin non ha tenuto un discorso pubblico rivendicando l'esito della votazione; bensì il Cremlino si è limitato a trasmettere una nota ufficiale in cui afferma di rispettare la volontà espressa dal popolo ucraino. Mosca non ha nemmeno riconosciuto esplicitamente il risultato elettorale, già ritenuto illegale da Kiev e dalla comunità internazionale.
Nel frattempo, mentre le operazioni di voto erano in corso, sono continuati gli sconti in altre città della regione orientale: a Slaviansk, già luogo di combattimenti nelle settimane precedenti, nuovi incidenti si sono verificati tra i filorussi e i fedeli al governo di Kiev nei pressi della sede locale della televisione di stato.
Intanto la comunità internazionale ha già definito illegittimo il referendum e ha ribadito di non riconoscerne l'esito. I ministri degli esteri europei rinuniti oggi a Bruxelles hanno esteso i criteri e aggiunto altre personalità alla lista dei russi e degli ucraini sanzionati con il blocco dei visti e il congelamento dei patrimoni nel territorio Ue. Ciò perché non ci sono stati "passi avanti verso l'allentamento delle tensioni" in Ucraina. Stando a fonti Ue, dovrebbero essere stati aggiunti altri 13 nomi alla lista delle persone sanzionate.
Le stesse autorità di Kiev hanno condannato il referendum, definendolo un'operazione orchestrata da Mosca. A Kiev, l'esercito ha requisito degli scatoloni contenenti schede sulle quali era già stato apposto il voto favorevole alla secessione; per il governo, si tratterebbe di un'ulteriore prova del coinvolgimento diretto dei russi nell'organizzazione della consultazione popolare.
[**Video_box_2**]La reazione di Mosca dopo il referendum è stata molto più moderata rispetto a quanto avvenuto in Crimea. Vladimir Putin non ha tenuto un discorso pubblico rivendicando l'esito della votazione; bensì il Cremlino si è limitato a trasmettere una nota ufficiale in cui afferma di rispettare la volontà espressa dal popolo ucraino. Mosca non ha nemmeno riconosciuto esplicitamente il risultato elettorale, già ritenuto illegale da Kiev e dalla comunità internazionale.
Nel frattempo, mentre le operazioni di voto erano in corso, sono continuati gli sconti in altre città della regione orientale: a Slaviansk, già luogo di combattimenti nelle settimane precedenti, nuovi incidenti si sono verificati tra i filorussi e i fedeli al governo di Kiev nei pressi della sede locale della televisione di stato.
Dagli Stati Uniti, l'ex segretario di stato Henry Kissinger, ha intanto dichiarato alla Cnn che a suo avviso la Russia non abbia premeditato il piano di annessione dell'Ucraina orientale; bensì, Putin avrebbe semplicemente reagito ad una serie di eventi. Senza nominare espressamente il piano di allargamento della Nato come una delle cause scatenanti della crisi ucraina, Kissinger ha suggerito al presidente Obama di normalizzare le relazioni con Mosca; a tal fine, secondo l'ex segretario di stato, è necessario stabilizzare la situazione in Ucraina.